Superamento OPG/alcune questioni

Ora, al di là delle dichiarazioni di “definitivo superamento degli Opg”, e “destinazione a strutture puramente sanitarie”, che suonano straordinariamente positive, in realtà:

  1. la nuova legislazione non tocca minimamente gli articoli dei Codici – penale e di procedura penale – riferiti ai concetti di pericolosità sociale del folle reo, di inincapacità e di inimputabilità, che determinano il percorso di invio agli Opg, e quindi, d’ora in poi, l’invio alle nuove “residenze psichiatriche”. Residenze psichiatriche non meglio denominate, il cui numero resta affidato all’arbitrio delle Regioni, le cui caratteristiche vengono affidate a un Decreto tutto da elaborare, le cui finalità restano integralmente quelle proprie della gestione di una misura di sicurezza detentiva;
  2. è anche troppo facile prevedere la moltiplicazione di queste residenze, ognuna di esse prevista in prima istanza come dotata di 20 posti letto (numero poi scomparso in sede di definitiva approvazione del Decreto in aula). Negli ultimi anni, le deplorevoli condizioni degli Opg, la crisi molto esplicita dei concetti di “inimputabilità” e di “pericolosità sociale” nel dibattito culturale e scientifico, hanno sicuramente contribuito a una notevole cautela da parte di numerosi magistrati nell’invio dei pazienti agli Opg. L’allestimento di “nuove residenze psichiatriche”, che si potranno supporre più appropriate sotto il profilo logistico, e più assistite sotto il profilo sanitario, legittimeranno le varie istanze sanitarie e giudiziarie ad abbassare la soglia di accesso ai nuovi surrogati degli Opg. È facile prevedere un notevole aumento del numero degli internamenti, mentre nulla garantisce che l’abnorme sistema di proroghe delle misure di sicurezza, attualmente utilizzato, venga in qualche modo meno;
  3. la condizione in cui versa la gran parte dei Servizi psichiatrici di Diagnosi e cura nel nostro paese, spesso a porte chiuse, con sistemi di videosorveglianza, con l’estesissimo utilizzo di mezzi di contenzione fisica per soggetti che nessun reato hanno commesso, lascia facilmente intravedere quali saranno le reali strutturazioni delle nuove residenze psichiatriche per soggetti che hanno commesso reati, e che sono considerati in sentenza “pericolosi a sé e agli altri”;
  4. rinnovare con legge, nel 2012, la legittimità del concetto di “pericolosità sociale” collegato all’infermità mentale (concetto considerato ormai, da giuristi e psichiatri, privo di qualsiasi base scientifica ed empirica), e della nozione di “totale incapacità di intendere e di volere”, pur essa fortemente criticata da più parti negli ultimi decenni, significa assumersi la grave responsabilità di contrasto allo spirito e alla lettera della Legge 180/78, che aveva spazzato via il nesso malattia-pericolosità, e che ha sostenuto con forza la responsabilità e i diritti di ogni cittadino, tra cui sta il diritto di essere giudicato e – se reo – condannato;
  5. la proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, riconsegna agli psichiatri la responsabilità della custodia, ricostruendo in concreto il nesso cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.
  6. si continua a non stabilire garanzia alcuna per l’internato, a differenza del regime carcerario, in cui quantomeno una serie di garanzie per i detenuti – in primis quella della certezza di fine pena – esistono in misura molto articolata. Rifondare nel 2012 misure specifiche per i folli rei, ribadisce un nesso inaccettabile, ripropone uno stigma di carattere generale, rifonda collegato a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri tutte le caratteristiche dei manicomi.
  7. si osserva tra l’altro, marginalmente, l’inconsistenza dell’ipotesi di realizzare, nel corso del 2012, la spesa di 120 milioni di euro per la realizzazione di strutture. Neppure con procedure di straordinaria emergenza, tempi di questo genere sono plausibili per il nostro paese, ed è quindi del tutto evidente che si assisterà ad una proliferazione di offerta da parte di strutture private, pronte o rapidamente allertate ai fini previsti dalla Legge (sarà allora meglio destinare quei 120 milioni a più utili fini, a favore dei Dipartimenti di salute mentale). Si osserverà, inoltre, che la mancata modifica dei Codici, laddove prevedono espressamente la misura di sicurezza in Opg, porrà non pochi problemi interpretativi.

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Qui l’articolo completo di F. Rotelli (Presidente della Conferenza Permanente della Salute Mentale nel Mondo “Franco Basaglia”) – I nuovi vestiti degli OPG

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