Nuovi profili di pericolosità sociale

Qualche appunto dal convegno “Nuovi profili di pericolosità sociale“, organizzato dalla Rivista Sperimentale di Freniatria, Reggio Emilia – 14 mag 2011.

Massimo Pavarini, unibo.diritto.penale – Qui siamo tutti pericolosi! Siamo tutti capaci di intendere e volere… siamo determinati!

I principi garantisti non hanno consistenza scientifica, sono presupposti convenzionali per far funzionare il sistema.

Dopo la definizione di “Manicomi Criminali”, con un’operazione di ortopedia cosmetica siamo passati a “Ospedali Psichiatrici Giudiziari”… ma la sostanza non cambia. Dal 1986 la follia non implica di per sè “pericolosità”, che va invece valutata volta per volta. La legge dice che il folle non è necessariamente pericoloso.

In Italia abbiamo trasformato le pene in misure di sicurezza. C’è una notevole diversità tra “pena in astratto” e pena nell’applicazione concreta, nella realtà. Il problema non è mai il controllo, ma la qualità del controllo! In ogni terapia c’è un mandato di controllo sociale.

Gli OPG dovrebbero già esser chiusi, ma forse in futuro rimarrà un nucleo ristretto ipocrita di detenzione… ma non sarà per la follia, ma per altre forme che verranno spacciate per tale.

Pina Lalli, unibo.comunicazione.sociale – La stessa definizione di ciò che consideriamo oggettivo è frutto di un processo collettivo che lo rende socialmente legittimato. Nel dubbio ci si richiama alla scienza, all’esperto. Tendenzialmente trasformiamo la nozione di “pericolosità” in nozione di “rischio”, perché così abbiamo l’impressione di essere di fronte a qualcosa che si può calcolare e prevenire.

Francesco Paolella, rsf.storico – Gli OPG in Italia portano con sè l’eredità storica di luoghi concepiti come un modo per risolvere, senza affrontarla, la zona grigia dell’imputabilità e della responsabilità nei casi difficili. Da sempre viene stabilito un tempo minimo, e non un massimo, di permanenza in OPG.

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