Da OPG a vere case di cura?!

Affidare alle Asl tutti gli internati dimissibili perché non pericolosi. Chiudere definitivamente gli ospedali psichiatrici giudiziari a rischio, e aprire nuove strutture più sicure e con caratteristiche igienico sanitarie adeguate. Magari riconvertendo i piccoli ospedali dismessi. Sono queste le strade da percorre, prospettate dal senatore Ignazio Marino, per consentire agli Opg di uscire dalle secche.

18 NOV – Gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) sono una sorta di Giano bifronte: ospedali da un lato, carceri dall’altro. Nati nel 1975, conosciuti ai più come “manicomi criminali”, sono quelle strutture che dopo la storica legge Basaglia (L.180 del 1978) accolgono internati prosciolti per infermità mentale, detenuti ritenuti socialmente pericolosi, persone sottoposte a misure di sicurezza provvisoria. E ancora, “buchi neri” che ospitano detenuti minorati psichici, detenuti imputati soggetti a custodia preventiva e sottoposti a perizia psichiatrica, condannati con sopravvenuta infermità di mente.

In Italia gli Opg sono sei, dislocati nel territorio da Nord a Sud: Castiglione delle Stiviere (Mn), Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (Fi), Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto (Me).

Sei strutture finite nel mirino della Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del Ssn, presieduta da Ignazio Marino, che con blitz e sopralluoghi a sorpresa, ha messo a nudo quella che possiamo definire senza esitazioni una “vergogna” del sistema assistenziale italiano.

Solo uno dei cinque ospedali passati al setaccio dai senatori nel mese di luglio, ha dimostrato di possedere gli standard previsti dalla legge, quello di Castiglione delle Stiviere. Gli altri? Un inferno. Basta leggere le relazioni sui sopralluoghi effettuati e guardare alcune immagini scattate dalla Commissione per capire. Nei verbali si parla di “degrado derivante dalle pessime condizioni strutturali e igienico-sanitarie; evidenti macchie di umidità e muffe; presenza di sporcizia dovunque; presenza di letti metallici con spigoli vivi, vernice scrostata e ruggine; pavimenti danneggiati; coperte e lenzuola strappate, sporche ed insufficienti”. Ovunque si avvertiva “un lezzo nauseabondo per la presumibile presenza di urine sia sul pavimento che sugli effetti letterecci”. Ancora, in alcune strutture mancano addirittura psichiatri e psicologi. L’Opg di Reggio Emilia, in una Regione virtuosa quindi, ha una capienza di 132 internati, prima dell’estate ne ospitava 264. Più del doppio. In molte stanze c’erano letti a castello che negli ospedali psichiatrici sono fuori legge. Ogni paziente, in alcune celle, ha meno di tre metri quadrati a disposizione, in netta violazione delle normative europee.

Un quadro devastante che ha portato i parlamentari a chiedere, già da luglio, la chiusura delle strutture. Ma da allora nulla è cambiato. È di quindici giorni fa l’ultimo blitz nella struttura di Aversa. Un sopralluogo che ha avuto come risultato il sequestrato della farmacia da parte dei carabinieri dei Nas della Commissione d’inchiesta. E la conferma del degrado inaccettabile in cui vivono le persone recluse.

Quotidiano Sanità si è confrontato su questo tema con Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta. – Senatore Marino, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn sta lavorando alacremente da mesi sul problema degli ospedali psichiatrici giudiziari, com’è la situazione?

Critica. Nelle sei strutture sono ospitate 1.500 persone, di queste almeno il 40 per cento sono internate solo a causa delle infinite proroghe delle misure cautelari. Mi spiego, negli Opg ci sono due tipologie di detenuti: quelli che hanno commesso un reato e quindi sono stati condannati al carcere, ma avendo manifestato anche problemi psichiatrici sono stati internati con il cosiddetto “fine pena”; e quelli tecnicamente prosciolti, in quanto incapaci di intendere e di volere. Persone che potrebbero essere dimesse e affidate ai servizi sanitari territoriali. A questa ultima tipologia di internati viene somministrata una misura di sicurezza che va dai due ai dieci anni, prorogabile o revocabile. Ma accade che nella maggior parte dei casi la proroga duri all’infinito e si trasformi in quello che viene chiamato ‘ergastolo bianco’.

Nel corso dei sopralluoghi ci siamo resi conto, e personalmente anche con un certo sbigottimento, che persone non condannate, ma internate in quanto ritenute socialmente pericolose pur non trovandosi più in questo stato, non solo non vengono dimesse per ricevere dai servizi esterni assistenza psichiatrica, ma non la ottengono neanche all’interno dell’Opg. Ad esempio, nella struttura di Aversa, che accoglie 300 degenti, abbiamo trovato un solo medico che poteva garantire appena un’ora di assistenza psichiatrica al mese. Il peggio del peggio: sono ingiustamente internati in un luogo dove dovrebbero essere curati senza però avere accesso alle cure.

Di chi è la responsabilità di questo dissesto, delle Regioni?

C’è una responsabilità di vari attori. Di chi proroga ad oltranza lo status di paziente psichiatrico e di chi convalida tutto questo. Non solo, in molte realtà c’è una sovrapposizione dell’amministrazione penitenziaria, per cui entra in scena anche questo terzo attore.

Mi spieghi meglio…

È uno scenario complesso. Negli Opg c’è un numero di medici e specialisti insufficiente. Spesso questi professionisti lavorano con contratti di collaborazione, non sono quindi dedicati ad assistere continuativamente internati con necessità di cure psichiatriche. Il risultato? In alcune strutture abbiamo trovato certificati nei quali si confermava la necessità dell’internamento che venivano sistematicamente fotocopiati cambiando solo la data di diagnosi. Documenti sempre convalidati dal magistrato di sorveglianza.

Sta dicendo, quindi, che c’è anche una responsabilità del magistrato che non “rileva” anomalie evidenti …

Esattamente.

Quindi?

Abbiamo incontrato in audizione i tre interlocutori principe di questa vicenda, per trovare soluzioni concordate, ossia i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), il coordinatore degli assessori alla sanità delle Regioni, Luca Coletto e il presidente dei magistrati di sorveglianza.

Quali saranno le prossime mosse?

Sono due gli obiettivi da raggiungere. Il primo è quello di responsabilizzare, entro la fine dell’anno, sia gli assessori alla sanità di tutte le Regioni, sia i sei magistrati di sorveglianza. Dobbiamo fare in modo che tutti i detenuti dimissibili perché non pericolosi vengano presi in carico dalle Asl competenti. Abbiamo le liste dei dimissibili, ossia oltre 300 persone che avrebbero ogni beneficio dall’essere ricondotte nel territori di appartenenza e quindi assistite dai Dipartimenti di salute mentale.

Ma le Asl sono pronte per questo passaggio del testimone?

Come ben sappiamo le Asl hanno performance che variano da Regione a Regione; quindi anche in questo caso ci saranno aziende in grado di accogliere questi pazienti, altre che avranno delle difficoltà e dei disagi.

Il nostro intento, ricordiamolo, non è quello di produrre solo documentazione, ma di raggiungere dei risultati in un’ottica di collaborazione. Ecco perché abbiamo chiesto l’intervento dell’assessore Coletto: se ci saranno delle Regioni in difficoltà chiederemo a quelle che hanno una situazione più solida di accogliere gli internati dimissibili. Parliamoci chiaramente: se tutto questo fin ora non è avvenuto è perché ci confrontiamo con pazienti scomodi e difficili.

Il secondo obiettivo?

Chiudere almeno tre delle strutture esistenti, ossia Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa e Montelupo Fiorentino, e realizzare strutture che abbiano l’impostazione di Castiglion delle Stiviere.

Ma nel blitz di luglio avevate già chiesto la chiusura di queste strutture. Perché non è stato fatto?

Perché a differenza delle strutture psichiatriche del Ssn – dove ci sono persone non pericolose socialmente, ma solo pazienti maltrattati – che è stato possibile chiudere dirottando i pazienti in altre strutture, negli Opg c’è evidentemente un differente genere di problema: i pazienti sono socialmente pericolosi e quindi difficilmente collocabili.

Invece, avete messo immediatamente i sigilli nella farmacia di Aversa dove, nel corso del secondo sopralluogo, sono state rilevate importanti violazioni…

Sì, era nei nostri poteri farlo. Soprattutto, in questo caso abbiamo potuto nominare un custode giudiziario per dare continuatività alle cure. La farmacia erogava farmaci anche a base di sostanze stupefacenti con buoni di richiesta e registri di carico e scarico privi della firma del medico, in violazione alla legge. Venivano firmati dopo mesi dal medico proprio perchè non era sempre presente.

Che tempi vi siete dati per risolvere definitivamente il problema Opg?

Anche in questo momento di difficoltà politica nazionale, proprio perché sentiamo una grande responsabilità, stiamo cercando di accelerare i tempi per risolvere le criticità relative agli internati dimissibili. Ci dovremmo riuscire, come ho già detto, entro la fine dell’anno o al massimo per gli inizi del prossimo. Per quanto riguarda la chiusura delle strutture carenti, ne dobbiamo parlare con i Ministri competenti, che chiameremo in audizione.

Avete già nel cassetto qualche proposta?

Una possibilità potrebbe essere quella di destinare a queste attività alcuni dei piccoli ospedali che devono essere dismessi. Strutture con caratteristiche igienico sanitarie sicuramente più adeguate di quelle degli Opg esistenti. E con un modello che riproduca quello di Castiglion delle Stiviere, dove all’interno c’è esclusivamente sanità e all’esterno una cinta di protezione affidata al Dap.

Senatore, ma Ssn e Dap sono in grado di interagire?

Questa è sicuramente una delle criticità, il passaggio di consegne è avvenuto con Dpcm nell’aprile del 2008, siamo alla fine del 2010, ma le problematiche degli Opg sono rimaste le stesse esistenti all’approvazione della legge Basaglia. E nella regione Sicilia sono ancora più accentuate: non è stato neanche recepito il Dpcm. Anche su quest’ultimo punto stiamo lavorando con le istituzioni regionali.

Ester Maragò – quotidianosanita.it
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