Non siamo mica in Svezia

Durante un incontro della Redazione e del Laboratorio Teatrale, Franco teneva a sottolineare che qui in O.P.G. le cose vanno così perché non siamo mica in Svezia…

– – – – – – –

Il motto del sistema carcerario scandinavo è da quasi mezzo secolo “non gestiamo delle punizioni”: concetto difficilmente importabile da noi, dove ancora regna l’amministrazione penitenziaria. Così la Svezia ha smesso di sprecare soldi nell’edilizia carceraria, certa che un paese civile debba destinare le risorse al progresso sanitario, sociale, infrastrutturale. Nelle pieghe di questi investimenti i governi scandinavi hanno inserito (con fini educativi) tanta gente che ha sbagliato: più educativo l’inserimento nel mondo del lavoro che la reclusione. Del resto che senso riparatorio può mai avere per la società la reclusione d’uno spacciatore di droga o d’un rapinatore?

Ogni individuo cela una parte oscura, chi rivela la propria parte peggiore lo fa perché la società ha impedito che ne venisse manifestata la migliore. Per compiere una rapina o spacciare necessita più coraggio ed astuzie rispetto al bivaccare in un pubblico ufficio: davvero uno spreco la reclusione (l’inutilizzo sociale) di chi purtroppo è costretto a delinquere. Certo si è consci che certi suggerimenti difficilmente verrebbero accolti dalla nostra classe politica che, da anni, si veste di seriosità parlando di sicurezza.

Il sistema penitenziario italiano (e la stessa idea di reclusione) non si caratterizzano per una concezione della pena aderente al rispetto dei diritti della persona. Anzi, nell’ultimo decennio il sistema giudiziario italiano sta facendo enormi passi indietro. E più i politici cavalcano il tema della sicurezza, maggiore è la richiesta di sanzioni sempre più severe. Nell’ultimo decennio italiano s’è accentuato il ricorso alla sola pena detentiva, spacciata come unica via per garantire la sicurezza delle comunità.

Così il sistema carcerario chiede ulteriori risorse per costruire più carceri, quasi che il ricorso massivo alla detenzione garantisca l’incolumità per la gente e l’estinzione dei reati. Quasi che le pene non detentive siano figlie illegittime del sistema sanzionatorio. La maggiore resistenza alla realizzazione d’un sistema carcerario innovativo, d’impronta scandinava, viene proprio dalla classe politica che, dall’aria ex An passando per Lega ed Idv, predica “meno carcere uguale meno sicurezza per i cittadini”.

Il fallimento di qualsiasi politica di decarcerizzazione è addebitabile alla speculazione politica. Ed anche edilizia, visto molte società di costruzioni ansimerebbero per ottenere continui appalti d’opere carcerarie (evidenti passività, visti i costi d’esercizio). Oppure mantenerne aperte solo un paio. Ma veniamo ad un esempio scandinavo tangibile, come il carcere Högsbo (fa parte del Servizio carceri svedesi di Goteborg): è situato sulla costa occidentale della Svezia.

L’autorità carceraria consta di una prigione di rinvio con una capacità di 210 detenuti, e un servizio di prova caratterizzato da circa 700 utenti. 700 utenti liberi di dimostrare con il proprio lavoro l’importanza di non stare tra le sbarre. Così il carcere Högsbo ha una capacità di 90 detenuti, e circa un centinaio di dipendenti. La struttura svedese attua una politica di contatto attivo tra personale e detenuti, nonché una programmazione individuale di scarcerazione per ciascun detenuto.

Il detenuto si dichiara disponibile ad uscire, a lavorare, e nemmeno una passata rapina o un omicidio possono impedire il suo reinserimento lavorativo. Il lavoro è obbligatorio, e quello istituzionale mira ad offrire al detenuto dei programmi speciali per lo sviluppo di competenze personali. Poi conoscenza e atteggiamento positivo dei controllori scoraggiano la recidiva. Atteggiamento positivo vuol dire dimostrarsi amici (quasi fratelli maggiori) dei detenuti. Il rilascio dal carcere è sulla parola e in seguito alla libertà condizionata: ed anche il reato più grave non può frenare la libertà sulla parola.

Il personale del carcere di Högsbo ha ricevuto una formazione in merito al colloquio motivazionale. Istruzione scolastica, arti, carpenteria, cucina, ditte di montaggio… ogni comparto produttivo svedese collabora a reinserire i detenuti: in Italia per le stesse fattispecie di reato marciscono in cella centinaia di migliaia di persone.

Ma nel Servizio carcerario svedese di Goteborg non avverrebbe mai un caso Cucchi: la polizia, i pubblici ministeri e i tribunali collaborano al recupero. Mentre in Italia sembra non sia mai tramontato l’uso di picchiare l’arrestato. Per i politici italiani Högsbo non è un vero carcere, perché dotato di personale ben istruito e professionale. L’uso di bravacci tra le forze dell’ordine e nel sistema carcerario è ancora in Italia garanzia di sicurezza.

Ruggiero Capone, L’Opinione della Libertà – 1 lug 2010
Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...