Da manicomio criminale a comunità aperta

SADURANO (Castrocaro) – Mario dice che verso sera, nel prato di fronte alla casa gialla, si vedono i caprioli. «All’alba arrivano anche i cinghiali». Stefano racconta che gli faceva impressione, le prime volte, aprire la porta della camera da letto, andare nella sala per la colazione, uscire in cortile. «Non c’ero più abituato». Una volta la vita era tutta dentro una cella di un carcere che era anche manicomio e di un manicomio che era pure carcere. «Manicomio criminale», c’era scritto sul portone. Poi fu corretto in «Ospedale psichiatrico giudiziario». Mario e Stefano sono due dei sedici ospiti di una casa gialla sulle colline di Castrocaro che fino ad oggi è stata tenuta segreta. «Non ne abbiamo mai parlato – dice Gianluca Borghi, che quindici anni fa era assessore ed ebbe l’idea di costruire questa casa – perché avevamo paura. Abbiamo fatto una cosa importante: per la prima volta in Italia siamo riusciti ad aprire una breccia nel manicomio giudiziario. Abbiamo liberato persone con addosso un marchio pesantissimo: matto, galeotto, assassino… Pensavamo che chi abita qui attorno si spaventasse e che la sua paura ci costringesse a riportare i malati in una cella. Per fortuna ci siamo sbagliati».

Casa Zacchera, si chiama la casa gialla, dal nome di un antico podere. La neve ha gelato le mimose già fiorite. Oggi, nella sala delle colazioni, c’è una riunione importante. Dirigenti delle Asl e della coop Sadurano (gestisce l’assistenza a questi «internati in licenza di esperimento»), assieme all’assessore regionale Giovanni Bissoni annunciano a chi vive su queste colline che quelle persone viste in paese o nei sentieri dei boschi sono uomini la cui vita era stata cancellata e che ora hanno avuto un’altra occasione. «Parliamo oggi – dice l’assessore – perché possiamo annunciare i primi risultati. La comunità è stata aperta il 16 ottobre 2007 ed ha già contato 27 ospiti. Sedici sono qui oggi. Degli altri, due sono tornati all’Opg perché, forse stroncati da troppi anni di cella, non sono riusciti ad affrontare questa nuova realtà. Gli altri sono tornati nelle loro famiglie, o in piccoli appartamenti protetti, nei loro paesi».

Si pronunciano parole che sembravano dimenticate: sogno, solidarietà, utopia… «La legge Basaglia – dice Gianluca Borghi – ha dimenticato gli ospedali psichiatrici giudiziari. Lì si continua a vivere senza diritti, come nei manicomi di un tempo. Avevamo un debito, con queste persone. Abbiamo cominciato a pagarlo». Casa Zacchera non è stata scelta a caso. Qui, in località Sadurano, sorge da più di vent’anni la comunità di un sacerdote, don Dario Ciani, che ha sempre accolto i deboli e i disperati: tossicodipendenti, alcolisti, ex ospiti dei manicomi… Dalla prima comunità sono nate le cooperative, vere e proprie imprese sociali. «Noi gestiamo casa Zacchera – raccontano il presidente Stefano Rambelli e l’organizzatore Matteo Montanari – ma non vogliamo vivere sulle disgrazie delle persone. Il nostro obiettivo è quello di fare tornare questi ospiti a casa loro. Con un costo che è la metà di quello di un ospedale giudiziario, per 16 persone mettiamo a disposizione venti operatori. Ogni settimana garantiamo 50 ore di aiuto psicologico, 84 ore di infermeria, 25 di psichiatria… Non ci sono reti, cancelli e sbarre, qui da noi, e ospitiamo anche chi ha commesso omicidi. La nostra custodia è capacità relazionale, è assistenza sanitaria. In questi due anni e mezzo non c’è stata nessuna fuga, non c’è stato nessun incidente».

Qualcuno sapeva, di questa casa gialla. «Abbiamo avvertito – dicono Gianluca Borghi e Giovanni Bissoni – il sindaco di Castrocaro, la giunta comunale e il comandante dei carabinieri. Ma nemmeno il consiglio comunale era informato. Proprio quando la casa stava per aprire, ci sono state le elezioni comunali e la maggioranza è passata dal centro sinistra al centro destra. E qui c’è stata la sorpresa: anche la nuova amministrazione si è comportata in modo splendido». Davvero strana, la terra di Romagna. Parli con l’assessore al welfare e cultura, Francesco Billi della Lega Nord, e anche a nome del sindaco Francesca Metri, vicina a Bossi, lui dichiara subito che «alla casa Zacchera hanno fatto la cosa giusta». «Sapevamo bene che lì c’erano gli ex ospiti Opg e abbiamo capito che almeno per un certo tempo c’era bisogno di riservatezza. Il nostro parere? Noi siamo orgogliosi di avere qui una comunità come quella. Sadurano la conosciamo da sempre. Don Dario Ciani, il fondatore, è una grande persona che è riuscita a circondarsi di persone brave e capaci».

In altri luoghi, sulla paura e sulla voglia di sicurezza sono state montate campagne e fortune elettorali. «Noi stiamo con Sadurano – dice l’assessore – perché non è un’enclave ma un luogo aperto a tutti. I ragazzi, gli uomini e le donne che sono lì sono persone che cercano di uscire da un passato pesante. Certo, oggi tutti sapranno che ci sono anche gli ex internati in manicomio giudiziario, ma non credo che ci saranno problemi. Tutti noi, attorno a Sadurano, abbiamo steso non un assurdo cordone sanitario ma un cordone di solidarietà. Quando arrivano turisti, noi li mandiamo a Sadurano. Hanno un ristorante biologico con i prodotti del territorio, organizzano concerti e spettacoli di comici… È giusto che tanti vengano a contatto con questa comunità di gente liberata». Dopo la colazione, tanti vanno al lavoro. Ci sono il caseificio, il ristorante, i campi da calcetto… C’è chi va a lavorare fuori, in officina e dall’elettrauto. C’è chi, appena arrivato, come un bimbo deve imparare a camminare in spazi liberi, non una cella tre per tre con letti a castello. Un chilometro e mezzo per andare al ristorante, assieme agli ospiti delle altre comunità e ai turisti. Mario e Stefano sono contenti. «Guardi là nella valle. Si vede il mare».

Jenner Meletti – la Repubblica, 13 mar 2010
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