Lab. Teatrale – Aspettando Godot

PROSSIMI SPETTACOLI:

Teatro Sociale Gualtieri (RE)

mercoledì 23 giugno – ore 21.00

giovedì 24 giugno – ore 21.00

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Dal Laboratorio Teatrale dell’OPG di Reggio Emilia

ASPETTANDO GODOT – l’ergastolo bianco

Regia e testo: Monica Franzoni e Riccardo Paterlini

Attori: Bruno, Mauro, Pierluigi, Giancarlo, Franco, Fabrizio, Massimo, Efisio, Amid, Riccardo, Claudio, Roberto.

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En attendand Godot di Samuel Beckett rappresenta forse il testo più emblematico del Teatro dell’Assurdo. Il Teatro dell’Assurdo mette in scena tutto il non senso della vita dell’uomo, l’impossibilità di trovare uno scopo, la continua perdita d’identità e l’anonimia di un umanità annientata in un’incomunicabilità muta. Circondato quotidianamente da un nulla senza sfumature l’uomo guarda su panorami grigi e senza prospettive, attraversa una “terra desolata” dove non vi è alcuna consolazione metafisica.

In Aspettando Godot Vladimiro ed Estragone, o meglio Didi e Gogo, aspettano per tutto il tempo della rappresentazione il fantomatico Godot, che riassume in sé la speranza nel ritrovare un senso, nello sfuggire alla paura della morte e che rappresenta la tensione alla fuga da un silenzio che talvolta si fa assordante e da un vuoto pneumatico che infine rischia di soffocare.

Ma Godot alla fina non verrà, e tutta la tensione dell’attesa accumulata in questa rappresentazione dove non è accaduto assolutamente nulla, non si scioglierà.

L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, in questo “senso”, è un Teatro dell’Assurdo. Altri personaggi ruotano attorno ai nostri vari Didi e Gogo, e ognuno di questi personaggi perpetua la dimensione dell’attesa.

In ogni cella vi è una clessidra dove una sabbia grigia ed insipida dà l’impressione dello scorrere delle ore, in realtà, sempre uguale a se stessa, serve solo ad assopire i minuti: è la televisione.

Da dove nasce l’idea di mettere in scena Aspettando Godot? Nasce in primo luogo dalla volontà degli attori del Laboratorio Teatrale dell’O.p.g. di confrontarsi con un testo noto della storia del teatro e normalmente quando degli attori decidono di mettere in scena uno spettacolo, cercano sempre un testo che in qualche modo racconti qualcosa che appartiene anche a loro. Confrontarsi con il testo poi ha dato risultati insperati: sembrava scritto per l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Al di là della dimensione dell’attesa sulla quale già avevamo ragionato, sono emersi una serie di temi di Aspettando Godot che parevano ricalcati con precisione sulla vita del ricoverato: l’essere legati, le impiccagioni per sfuggire all’attesa, il pentimento, le voci… Di qui la decisione di interpolare il testo con un contrappunto di dialoghi e di situazioni che escono direttamente dalle celle e dalle sezioni dell’O.p.g.

Il testo di Beckett ed le voci dell’O.p.g. dialogano tra loro, talvolta si sovrappongono e si confondono, in un gioco in cui lo spettatore è chiamato continuamente a cercare di capire dove finisce Godot e dove comincia l’O.p.g., perché è nella dialettica tra le parole di Beckett e quelle dei ricoverati che la profondità della riflessione si fa assoluta.

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