193° Polizia Penitenziaria

Intervento del capo del DAP Franco Ionta in occasione della Festa della Polizia Penitenziaria 2010

(…)

E ora, mi rivolgo a voi, uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria, che siete i protagonisti di questa giornata. Oggi è infatti il giorno in cui celebriamo il 193° anno di Fondazione del Corpo, ma il 2010 è anche l’anno in cui ricorre il ventennale della Riforma che sancì, dopo anni di attesa e di giuste rivendicazioni, un nuovo assetto giuridico che ha determinato un cambiamento culturale e professionale in grado di incidere profondamente e sostanzialmente sul sistema penitenziario.

Il problema del sovraffollamento, già prevedibile nei mesi successivi l’indulto del 2006, ha raggiunto, nel giro di tre anni, livelli tali che hanno richiesto comprensione del fenomeno e una strategia per superare la frammentarietà dell’approccio e conseguire la stabilizzazione del sistema.

È in quest’ottica che abbiamo approntato, con il pieno appoggio del Governo e del Ministro della Giustizia, il piano di intervento a medio e lungo termine, partendo dall’analisi delle difficoltà del sistema: sovraffollamento e insufficienti organici del personale. Tre i pilastri della manovra: aumento dei posti letto, implementazione degli organici del personale di Polizia Penitenziaria, misure deflattive della carcerazione.

La realizzazione di nuove aree detentive all’interno di istituti esistenti e la costruzione di nuovi edifici penitenziari, è pertanto un punto ineludibile per garantire il rispetto del principio di umanizzazione della pena. Ma è evidente che la realizzazione di edifici penitenziari necessita di organici adeguati in grado di fronteggiare le esigenze di sicurezza e allo stesso tempo di garantire condizioni lavorative adeguate al personale che sta facendo fronte all’emergenza con uno spirito di sacrificio di cui sono pienamente consapevole e testimone diretto.

Questi primi mesi del 2010 sono stati mesi difficili, abbiamo registrato con crescente preoccupazione i segnali di allarme provenienti dalle carceri.  Tuttavia, la vita all’interno delle carceri non è fatta solo di negatività.

Nei 206 istituti la vita quotidiana si svolge garantendo il rispetto delle regole, la realizzazione di progettualità, di attività lavorative e trattamentali, di rapporti significativi con le realtà esterne al carcere e con il volontariato, la cui presenza costituisce un importante supporto al sistema.

La dirigenza penitenziaria, la Polizia Penitenziaria, il comparto ministeri con le componenti tecnico-amministrative, tutti concorrono a far sì che il nostro sistema regga e fronteggi il difficile quotidiano. Nei miei incontri con il personale, sia attraverso visite agli istituti sia in occasione di incontri appositamente organizzati, ho sempre colto una tensione ideale e un fermo convincimento che in carcere chi lavora lo fa per scelta, anche se l’inizio della professione può essere stato determinato dalle circostanze, così come quasi tutti gli accadimenti umani.

Mi domando: possiamo ancora considerare il carcere come opportunità di cambiamento? La mia risposta è sì, il carcere può essere opportunità di cambiamento, ed è per questo che dobbiamo agire con profondi interventi che vadano ad incidere sulle strutture, sull’adeguamento degli spazi e su organici congrui di personale, in primis di polizia penitenziaria.

Le misure deflattive alla carcerazione vanno anch’esse in questa direzione, evitare il carcere in quei casi in cui l’allarme sociale è basso, sostituendo la carcerazione con la detenzione domiciliare, ottenendo il risultato di alleggerire la presenza dei detenuti alzando il livello di sicurezza e di assistenza.

La Polizia Penitenziaria ha un ruolo centrale e determinante in questo scenario. Non voglio ricorrere a parole di elogio senza definire, seppure in maniera sintetica, quale contributo il Corpo di Polizia Penitenziaria assicuri. Alla Polizia Penitenziaria è richiesto, in primo luogo, di garantire legalità e sicurezza negli istituti, ma va altresì garantito il soddisfacimento di bisogni primari come la corretta alimentazione, l’assistenza sanitaria, lo svolgimento di attività lavorative e trattamentali, i rapporti con la famiglia mediante colloqui e telefonate, la tutela della genitorialità, il sostegno psicologico e religioso e la prevenzione di atti di auto ed etero aggressione.

La Polizia Penitenziaria opera in ogni segmento di vita del sistema detentivo e non è più accettabile concepire ancora l’agente di Polizia Penitenziaria come l’operatore a cui è demandata l’apertura di un cancello.

E’ tutto questo che definisce la “specificità” della Polizia Penitenziaria, la cui operatività si estende ad altre attività che concorrono al concetto di sicurezza: il servizio delle traduzioni; la gestione dei reparti dove sono ristretti i detenuti sottoposti al regime 41 bis affidata agli uomini del Gruppo Operativo Mobile; il servizio cinofili; l’attività di investigazione e di indagini giudiziarie svolte dal Nucleo Investigativo Centrale ; il servizio navale, tra le più antiche specialità del Corpo e infine il personale appartenente all’USPEV, che assicura la protezione delle persone del Ministero della Giustizia sottoposte a tutela.

All’immagine che è anche sostanza contribuiscono gli atleti del gruppo sportivo Fiamme Azzurre, un esempio luminoso di sana competitività, di spirito di sacrificio e di solidarietà reso ancora più evidente dalla creazione del primo gruppo sportivo di atleti paralimpici che hanno ottenuto brillanti risoltati alle Olimpiadi invernali di Vancouver.

I valori del Corpo di Polizia Penitenziaria vengono da lontano, sono i valori di coloro che hanno prestato servizio nell’antico Corpo degli Agenti di Custodia, ed è per questo che quest’anno, in occasione del ventennale della legge di riforma, abbiamo dedicato il volume di cui oggi vi abbiamo fatto omaggio, dove abbiamo sottolineato quell’invisibile linea di continuità tra la storia e il presente. (…)

In chiusura, desidero annunciare che nel corso della cerimonia sarà eseguito dalla Banda del Corpo, per la prima volta, l’Inno Ufficiale della Polizia Penitenziaria, decretato dal Ministro della Giustizia, intitolato “Siamo tutti figli tuoi” composto dal Maestro Giuseppe Marcucci e cantato dal tenore Vincenzo La Scola. Vi prego di ascoltare le parole del testo che esprimono un impegno e un’invocazione.

Viva la Polizia Penitenziaria!

Franco Ionta
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