L’Europa denuncia l’OPG di Aversa

Condizioni di detenzione inumane, pazienti seminudi, legati per giorni a un letto di contenzione, abbandonati nei corridoi, carenza di assistenza sanitaria. Non è la descrizione di un carcere di un paese al di là dell’Europa, ma è la sintesi del rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio di Europa sulla visita nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, rapporto reso pubblico ieri a Strasburgo. Nell’Opg, meglio noto come manicomio criminale, sono internati i sofferenti psichici autori di reato e sottoposti ad una misura di sicurezza prorogabile. Una situazione, quella di Aversa, che, definita «incredibile» dagli stessi componenti è indicata come la più grave nel documento appena pubblicato. Il Comitato, figlio della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e della Convenzione per la prevenzione della tortura è un organismo indipendente del Consiglio di Europa che esamina, per mezzo di sopralluoghi nelle carceri, il trattamento delle persone private di libertà. I rapporti sono resi pubblici con il consenso degli Stati oggetto della visita. In questo caso il rapporto tra origine dalle visite effettuate dal Comitato nel settembre 2008 e contiene una serie di critiche e considerazioni che, pur nelle pieghe inevitabili della diplomazia istituzionale, disegnano un scenario di inumanità.

In primo luogo le coercizioni, la pratica di legare al letto, nudi, per settimane, i pazienti in crisi. I componenti del Comitato hanno assistito direttamente a questa scena, osservando al momento della visita tre casi di persone legate al letto di contenzione, in condizioni igieniche improbabili, in assenza di procedure di monitoraggio e controllo. Non solo, a impressionare i componenti del Comitato la durata sproporzionata di queste contenzioni, a volte per decine di giorni, con finalità evidentemente non proprio terapeutiche. Una situazione tristemente nota (negli anni ’70 partì proprio da episodi del genere un’inchiesta su violenze e maltrattamenti che portò allora alla condanna della direzione dell’epoca), ma che molti attribuivano ad un retaggio del passato. Ma in realtà come testimoniato dalle stesse inchieste de il manifesto e dagli atti parlamentari, la pratica della coercizione è stata una realtà del presente. Rispondendo, nel 2007, ad una interrogazione parlamentare di Francesco Caruso, l’allora ministro della giustizia Mastella rese «ufficiale» il caso di Marco Orsini, costretto al letto di coercizione per 12 giorni di seguito. Oggi a fronte delle nuove critiche, l’attuale direttore sanitario Adolfo Ferraro, per oltre dieci anni direttore dell’Opg, spiega che i letti di contenzione «non ci sono più dal gennaio 2009» ma che «c’è sicuramente un problema di sovraffollamento con 300 internati a fronte di una capienza che non dovrebbe superare le 160 unità».

Anche il governo italiano, nella sua risposta al Cpt, prova a ridimensionare le critiche e dichiara che c’è un processo di riforma in atto. Ed è vero che, a partire dall’aprile del 2008, con il passaggio della sanità penitenziaria al sistema sanitario nazionale, ultima (e unica) riforma del governo Prodi, un processo di trasformazione reale doveva attraversare gli Opg. Invece, al momento le condizioni di detenzione sono ancora come quelle trovate dal Comitato. Se nel febbraio del 2008, prima della riforma, Francesco Caruso arrivava ad auto-recludersi nell’Opg per protesta contro le condizioni detentive, anche dopo le cose non sono migliorate. A giugno scorso, Giusto Catania, europarlamentare, al termine di una visita ispettiva, commentava «sono davvero scosso e preoccupato per quello che ho visto e posso assicurare che ho una lunga esperienza di visite in strutture detentive. Ho visto gli internati in celle sporche, umide e spoglie, in quattro o cinque per stanza, vestiti di abiti laceri e consunti. La maggior parte di loro trascorre il tempo stesa a letto, anche in pieno giorno, in letti e materassi sporchi e consumati dal tempo. L´unico svago è fumare. Le loro condizioni di salute e di igiene appaiono precarie e diversi di loro presentano anche segni di evidenti dermatiti. Sono scene che richiamano alla mente i manicomi chiusi con la legge Basaglia». Parole analoghe a quelle del rapporto, che trovano conferma di attualità anche nelle testimonianze più recenti degli internati e, tristemente, nei fatti. Ancora la scorsa estate si registravano nell’Opg casi di tubercolosi, mentre nemmeno quattro mesi fa, un internato moriva soffocato dal proprio rigurgito di cibo. A dispetto di chi pensa che questa inumanità appartenga solo al passato.

Il Manifesto – 21/04/2010
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