Soggetto d’arte

L’ex-OPG di Reggio Emilia è soggetto d’arte

“Le nostre città pullulano spesso di testimonianze storiche, di membra architettoniche abbandonate al disuso come corpi in stato comatoso vegetativo o tenute forzatamente in vita dall’accanimento terapeutico di improbabili cambi di destinazione d’uso. Alla loro muta presenza nel tessuto urbano, spesso in stridente contrasto con edifici che continuano ad assolvere la loro funzione di luoghi d’abitazione, ci siamo supinamente abituati. Di tanto in tanto ci ricordiamo di loro e li trattiamo come testimoni, documenti di un’arte e di un’architettura da manuale, tralasciando assai spesso la memoria da essi custodita, che rimanda a condizioni umane, spesso tragiche, che è scomodo ricordare.

Sono edifici che somigliano assai a libri abbandonati, mai più sfogliati, lasciati alla corrosione dei devastanti agenti atmosferici; ma qualcuno potrebbe un giorno riaprirli, rileggere – pur tra i segni irreversibili che l’abbandono e il tempo hanno impresso – le storie che essi contengono. Luca Nocera ha aperto uno di questi edifici-libro. Lo ha riletto per noi attraverso quei segni materiali, testimoni di un’esperienza di vita, in esso rimasti sepolti e per noi lo ha trascritto in fulminanti racconti che trovano in fotogrammi la loro espressione. La storia è narrata da tetri testimoni di quella sopravvivenza, brandelli di arredo, oggetti d’uso quotidiano, povere ed essenziali attrezzature: una ripugnante cassetta di scarico, un lavabo malandato, un decrepito termosifone; insieme a questi si dispone quel che resta di avvilenti strumenti di segregazione, cui la ruggine e il disfacimento non hanno tolto la loro crudele funzione: sbarre, lucchetti, catenacci, serrature. (…)Sotto l’obiettivo di Nocera attrezzature, arredi, mura, pavimenti, condutture, persa la loro originaria funzione diventano fedeli testimoni di una sopravvivenza al limite dell’umano che coinvolgeva insieme detentori e detenuti, ponendosi, alla fine, quale elemento grafico drammatico, quasi metafora, anche oltre il contesto ambientale nel quale si sono trovati” (Mauro Giancaspro – Direttore Biblioteca Nazionale di Napoli).

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